Istat: a rischio il ricambio generazionale
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23
Feb
2015

Istat: a rischio il ricambio generazionale

La demografia è un tema centrale, non solo per ciò che attiene al sistema previdenziale, ma anche per immaginare lo sviluppo del Paese nel prossimo futuro. L’Istat, nel quadro demografico italiano aggiornato al 2014 presentato lo scorso 12 febbraio, evidenzia alcune criticità.


Un Paese che invecchia




Nel 2014 sono nati 509.000 bambini, con un calo di 5.000 culle rispetto al 2013: è il “livello minimo dall’Unità d’Italia”. Non cambia, invece, il numero medio di figli per donna, fermo a 1,39, ma comunque più basso della media UE (1,58 figli nel 2012, fonte Eurostat).

La fecondità registrata lo scorso anno è tornata ai livelli precedenti al 2007, non confermando i segni di ripresa registrati nel 2010 (quando il numero medio di figli era 1,46). Se consideriamo la natalità tra le madri straniere residenti in Italia, invece, il dato sale a 1,97.

Nel nostro Paese, inoltre, le donne aspettano sempre di più per procreare: in media i 31 anni e mezzo d'età.


Il 22% della popolazione ha più di 65 anni

Secondo l'Istat, nel 2014 "si conferma la tendenza evidenziata negli ultimi anni che vede progressivamente dilatarsi la forbice tra nascite e decessi”: scendono le nascite e, contemporaneamente, cala in modo significativo anche il numero dei decessi: 4.000 in meno dell’anno precedente.

Cresce, invece, la speranza di vita alla nascita, giunta a 80,2 anni per gli uomini e a 84,9 anni per le donne. Nel complesso l’età media della popolazione ha raggiunto i 44,4 anni.



Come evidenziato dal grafico, la popolazione per classi di età è così distribuita: 13,8% fino a 14 anni, 64,4% da 15 a 64 anni, 21,7% da 65 anni in su.

Per effetto di queste dinamiche, a crescita della popolazione complessiva registrata lo scorso anno è la più bassa degli ultimi 10 anni: + 0,4 per mille, per una popolazione totale di 60.808.000 residenti. Nel 2014 trova conferma il trend registrato negli ultimi anni: si riduce sempre di più la popolazione di cittadinanza italiana (meno 125.000 unità, nel 2014).

Questi numeri, conclude l’Istat, sono insufficienti “a garantire il necessario ricambio generazionale”.

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